Pubblicato da: wwflucca | 15 febbraio 2015

Un’oasi per il Tritone apuano

Il WWF LUCCA sostiene la mozione approvata dal consiglio comunale di Massa nei giorni scorsi con la quale si chiede l’istituzione di un’oasi del tritone alpestre apuano all’interno del laghetto di cava Valsora. Sollecitiamo, pertanto, il primo cittadino di Massa ad attivarsi attraverso gli uffici affinché le prescrizioni indicate dagli enti preposti siano osservate al fine di salvaguardare la colonia di tritoni ora esistente e, contemporaneamente, siano avviate le azioni per l’istituzione di un’oasi protetta nel laghetto di cava Valsora. L’importanza naturalistica del sito è confermata in modo inconfutabile dalla presa di posizione della Societas Herpetologica Italiaca (SHI) che propone per cava Valsora l’istituzione di un’«area di rilevanza erpetologica», la prima per la Toscana. L’istituzione dell’oasi dovrebbe essere sostenuta anche e soprattutto dal Parco delle Alpi Apuane, che si sveglierebbe così dal suo decennale torpore in materia di tutela della biodiversità e farebbe qualcosa “da Parco Naturale”.
La tutela di questa popolazione di Tritone avrebbe un notevole impatto simbolico, in quanto le Alpi Apuane sono il locus typicus di questa peculiare sottospecie, da cui provenivano gli esemplari su cui Bonaparte la descrisse nel 1839. Inoltre potrebbe portare all’attenzione dell’opinione pubblica la necessità di tutelare altre specie interessanti di batraci della zona, come l’endemico Geotritone di Bianchi Speleomantes ambrosii bianchii e il sempre più raro Ululone appenninico Bombina pachypus, le cui popolazioni riproducentesi lungo i torrenti apuani sono sempre più minacciate dall’inquinamento da marmettola, che rende i limpidi torrenti apuani umilianti rii lattiginosi. L’istituzione dell’ “Oasi del tritone alpestre apuano” potrebbe rappresentare, inoltre, un elemento del circuito turistico – naturalistico della montagna massese, insieme a Pian della Fioba, al Rifugio “Città di Massa” e all’Orto Botanico “Pietro Pellegrini.
Vogliamo sperare che il comune di Massa e il Parco della Apuane non vogliano perdere anche questa opportunità.

Appello nazionale per la salvaguardia dei corsi d’acqua dall’eccesso di sfruttamento idroelettrico

I firmatari dell’appello: “Subito regole nuove per fermare gli incentivi ad impianti idroelettrici che danneggiano i fiumi e un impegno concreto per ridurre gli impatti da parte degli impianti esistenti. L’energia idroelettrica può dare un contributo importante alla produzione da fonti rinnovabili ma occorre tutelare una risorsa delicata come l’acqua, i fiumi e la biodiversità”

 

 

Fiumi senz’acqua o con una portata completamente alterata, cementificati, interrotti da un numero sempre più elevato di sbarramenti. È questa purtroppo la situazione in cui riversano troppi corsi d’acqua nel nostro Paese. A soffrire non sono solo quelli principali, ma soprattutto i torrenti e rii di montagna con sempre meno corsi d’acqua alpini che mantengono ancora condizioni di naturalità elevata – cioè non perturbati da derivazioni, da alterazioni morfologiche significative e da immissione di inquinanti – mentre i restanti corpi idrici sono in gran maggioranza sfruttati da derivazioni a scopo idroelettrico e/o irriguo. Situazione che si verifica anche lungo l’arco appenninico e nel resto del territorio italiano, dove il livello di sfruttamento delle acque superficiali e la pressione sui corpi idrici sta rapidamente aumentando, al contrario di quanto richiederebbero gli obiettivi delle direttive europee.

Questo il presupposto che ha portato oltre cento tra associazioni e comitati a firmare l’Appello nazionale per la salvaguardia dei corsi d’acqua dall’eccesso di sfruttamento idroelettrico promosso dal Cirf, Centro italiano per la riqualificazione fluviale, presentato questa mattina alla Camera dei deputati insieme ai rappresentanti di Legambiente, WWF Italia, Mountain Wilderness Italia, FIPSAS (Federazione Italiana Pesca Sportiva e Attività Subacquee), Forum italiano dei movimenti per l’acqua, Comitato Bellunese Acqua Bene Comune.

 

In Italia sono oltre 3000 le centrali idroelettriche esistenti e se oggi l’unica prospettiva di realizzazione di nuovi impianti viene da impianti di piccola taglia, sono rilevanti i problemi aperti nel territorio italiano. Gli incentivi per gli impianti idroelettrici non distinguono tra impianti che danneggiano i fiumi e gli ecosistemi e quelli invece integrati e che rispondono a criteri seri di sostenibilità. Inoltre l’assenza di regole efficaci di tutela dei bacini idrografici e dei deflussi idrici ha portato a una vera e propria corsa alla costruzione di nuove centrali idroelettriche, con oltre 1500 istanze attualmente pendenti nelle regioni alpine e centinaia nelle Regioni del Centro-Sud. Sempre più spesso poi le domande di concessione di derivazione per scopo idroelettrico insistono in Parchi o in aree Natura 2000 (SIC o ZPS), in biotopi, o comunque in contesti ambientali e paesaggistici di particolare pregio e fragilità.

 

A denunciare i rischi di questo scenario non sono solo comitati e associazioni ambientaliste, come dimostra la procedura EU Pilot 6011/14/ENVI avviata da parte della Commissione europea nei confronti del Governo Nazionale per verificare la corretta applicazione della Direttiva Quadro sulle Acque 2000/60/CE, della Direttiva “Habitat” 92/43/CEE e della Direttiva “VIA” 2011/92/UE, per i bacini dei fiumi Tagliamento, Oglio e Piave. Infine, il nostro Paese è fortemente in ritardo rispetto agli obiettivi di qualità dei corpi idrici dettati dalla direttiva europea 2000/60, da raggiungere entro il 2015 e la normativa nazionale sulla gestione delle acque non è ancora adeguata a tutelare compiutamente le esigenze plurime che i corsi d’acqua soddisfano (nei confronti degli ambienti umani e dell’ecosistema: non solo produzione di energia ma anche altri servizi ecosistemici quali la biodiversità, l’autodepurazione, la ricarica delle falde, il ripascimento dei litorali, lo spazio ricreativo, il turismo), ad oggi insufficientemente tenuti in considerazione nella pianificazione e gestione dei bacini fluviali.

 

L’energia idroelettrica svolge un ruolo importante nella produzione da fonti rinnovabili nel nostro Paese nella direzione della riduzione delle emissioni di CO2, ma oggi occorre cambiare completamente il sistema degli incentivi e le regole per valutare l’impatto degli impianti idroelettrici per garantire la tutela dei fiumi,  degli ecosistemi e della biodiversità, come oggi purtroppo non avviene per una risorsa preziosissima come l’acqua.

 

I soggetti firmatari, estremamente preoccupati per questa situazione, avanzano al Governo, al Parlamento e alle Regioni una serie di richieste urgenti:

-immediata sospensione del rilascio di nuove concessioni e autorizzazioni per impianti idroelettrici su acque superficiali; una revisione degli strumenti di incentivo da mantenere solo per impianti che soddisfino tutti i requisiti di tutela dei corsi d’acqua;

-apertura di un tavolo di confronto a livello nazionale con l’obiettivo di ridurre l’impatto delle centrali idroelettriche esistenti e minimizzare quello di eventuali nuovi impianti;

-i Piani di Gestione dei distretti idrografici prevedano programmi di misure tesi alla riqualificazione dei corsi d’acqua e, più in generale, del bene comune acqua;

-venga attuato un processo rigoroso di valutazione dell’impatto ambientale, e che si considerino in modo esplicito gli impatti cumulativi dei progetti che incidono su uno stesso bacino imbrifero;

-venga superato il concetto attuale di DMV (Deflusso Minimo Vitale) a favore di quello di deflusso ecologico e cioè di una regola di rilascio che sia realmente in grado di garantire il mantenimento degli obiettivi di qualità ecologica di un corpo idrico e dei servizi eco sistemici da questi supportati; -venga garantito il rispetto dei deflussi rilasciati in alveo e l’esecuzione delle misure di mitigazione, attraverso l’applicazione del sistema sanzionatorio previsto dalla legge;

 

L’appello contiene richieste precise anche perché venga messo in discussione l’articolato normativo secondo il quale le opere per la realizzazione degli impianti idroelettrici, nonché le opere connesse e le infrastrutture indispensabili alla costruzione e all’esercizio degli stessi impianti, sono di pubblica utilità ed indifferibili ed urgenti; che si tenga conto dell’Articolo 9 della Costituzione, e soprattutto del recente pronunciamento del Consiglio di Stato (Cons. Stato, sez. IV, 29 aprile 2014, n. 2222), che ribadisce come il “paesaggio” sia bene primario e assoluto e che la sua tutela sia quindi prevalente su qualsiasi altro interesse giuridicamente rilevante, sia di carattere pubblico che privato.

 

Infine, tutto questo non può prescindere da una politica della montagna, a partire dall’arco alpino, più attenta alle tematiche fluviali. Per questo le associazioni chiudono l’appello chiedendo che all’interno del confronto che vede protagonisti l’Unione Europea e lo Stato Italiano nella proposta e attuazione della Macroregione Alpina, si preveda un capitolo di impegno comunitario che salvaguardi sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo i corsi d’acqua, costruendo un reale ponte solidaristico fra le esigenze delle popolazioni metropolitane e quelle che vivono stabilmente nelle realtà montane.

<!– –>La nidificazione, avvenuta nella garzaia del lago, era stata accertata dai volontari del WWF Lucca

 

<!– –>Dopo circa 45 giorni di permanenza nel nido accudita dai genitori, ha preso il volo la prima spatola (il grande uccello acquatico dal caratteristico becco appiattito) nata in Toscana. La nidificazione, avvenuta nella garzaia del lago di Sibolla, era stata accertata dai volontari del WWF Lucca e dal personale tecnico del Centro di Ricerca e documentazione del padule di Fucecchio durante uno dei sopralluoghi di monitoraggio effettuati nell’area; i genitori e il piccolo appena involato sono stati osservati alcuni giorni fa mentre si alimentavano insieme negli specchi d’acqua della riserva naturale del padule di Fucecchio, nell’area Le Morette. Il giovane è riconoscibile per il becco giallastro e le punte nere delle ali, mentre i genitori sono entrambi contrassegnati

con anelli leggibili a distanza e questo ha consentito agli esperti del Centro di ricostruire la loro storia: entrambi sono nati in una garzaia situata presso le Valli di Comacchio, dove sono stati inanellati ancora nel nido da ricercatori dell’Ispra. Il maschio è nato nel 2000 ed ha molto viaggiato, mostrando fin da subito una certa predilezione per la Toscana ed il Padule di Fucecchio (nel 2003 e nel 2004 è stato osservato in Padule e nella Laguna di Orbetello), fra il 2004 ed il 2012 se ne sono perse le tracce, per poi essere nuovamente osservato in Spagna nel 2012 e in Africa nel 2013. La femmina è più giovane, essendo nata nel 2010; è stata osservata l’estate scorsa nella riserva naturale del Padule di Fucecchio ed è probabilmente alla sua prima riproduzione, in quanto la maturità sessuale viene raggiunta a tre – quattro anni di età.

Da tempo si attendeva questo evento, in quanto negli ultimi anni un numero variabile di spatole, per lo più giovani, si sono trattenute in zona in periodo riproduttivo. Il successo riproduttivo (anche se limitato a un solo piccolo) di questa prima coppia ha naturalmente rallegrato i volontari del WWF Lucca, premiandolo per il suo ultradecennale impegno nel prendersi cura dell’area protetta del lago di Sibolla, cercando di ripristinare habitat preziosi che da molto tempo erano scomparsi.

L’importanza avifaunistica del lago di Sibolla è in continua crescita: dopo la prima nidificazione di Nitticora, avvenuta nel  2003, dal 2005 hanno cominciato a riprodursi nella Riserva Naturale quasi tutte le specie di Aironi presenti in Italia.  Nel 2010 sono state stimate 60 coppie di Garzetta, Nitticora e Airone guardabuoi, 10 coppie di Sgarza ciuffetto e 5 di Airone cenerino, per un totale di circa 200 coppie. Le numerose nuove colonizzazioni di specie anche ecologicamente esigenti che si sono verificate negli ultimi anni ci confortano e ci motivano a proseguire con entusiasmo nella nostra attività. Entusiasmo e passione condivisi con molte persone che a vario titolo operano nella sfera della conservazione della biodiversità, a cui è strettamente collegata la qualità della vita e la prospettiva a lungo termine di uno sviluppo equilibrato e armonico. Al contempo si auspica che gli enti locali competenti operino, pur nell’ottica della tutela della biodiversità, affinchè questo patrimonio naturale sia reso maggiormente fruibile alla cittadinanza.

Pubblicato da: wwflucca | 20 febbraio 2014

Apuane, il Wwf chiede le dimissioni immediate del presidente

Il 5 novembre 2012 il WWF Toscana aveva chiesto alla Regione che la scelta del nuovo presidente del Parco delle Alpi Apuane non rispondesse a logiche di partito, ma piuttosto a criteri di competenza professionale e di interesse per la difesa dell’ambiente. Enrico Rossi non ha assolutamente recepito le nostre richieste, nominando un politico il cui unico merito ambientale è forse quello di essersi così riciclato. Ma non c’è mai limite al peggio. Oggi il Presidente del Parco regionale rifiuta di attuare il Piano Paesaggistico della Regione perché tutela il territorio del Parco. Questa è la surreale realtà rispecchiata nelle dichiarazioni stampa di Alberto Putamorsi, Presidente del Parco delle Alpi Apuane da nemmeno un anno.

Il WWF si chiede dove siano finite le dichiarazioni di qualche mese fa di Putamorsi che, appena nominato, annunciò alla stampa che in tempi brevi avrebbe fatto chiudere il 50% delle cave nel Parco da lui amministrato. Altro che riduzione delle cave all’interno del Parco, i pochi mesi di gestione Putamorsi si sono concentrati nell’avvio della formazione del Piano Stralcio delle Attività estrattive i cui indirizzi sono scandalosi: aumento di nuove aree ‘contigue’ di cava intercluse nel Parco, pericolose autorizzazioni in deroga per escavazione di pietre ornamentali di pregio, predilezione per le cave in galleria (in spregio alla salvaguardia dei diffusi acquiferi carsici), ecc..

Nel frattempo il Parco quali azioni, prioritarie e obbligatorie per Legge, ha realizzato per la conservazione dell’immenso patrimonio di biodiversità delle Alpi Apuane? Quali azioni concrete per tutelare tutti i geositi che hanno valso il riconoscimento di Geoparco sono state intraprese? Non ce ne risulta nessuna! Il WWF, a suo tempo tra i sostenitori della candidatura alla Rete europea dei Geoparchi sotto gli auspici dell’Unesco, valuterà il ritiro del sostegno se non vedrà un cambio radicale di politica nel Parco, compreso l’inadeguato Presidente. A questo punto chiediamo ad Alberto Putamorsi di dimettersi immediatamente.

Un presidente di Parco che annuncia battaglie a favore di cave all’interno dell’Area protetta non è in grado di rivestire tale ruolo. Putamorsi sta svilendo il lavoro del suo predecessore Beppe Nardini, compianto Presidente del Parco delle Alpi Apuane che si è sempre battuto per la tutela dell’ambiente e la promozione della Green Economy. Se ne deve andare, subito. Il WWF ha partecipato alla formazione del Piano Paesaggistico regionale che difenderà. Chiediamo quindi alla Regione, all’Assessore Marson ed al Consiglio regionale di mantenere i dispositivi di tutela del Paesaggio e dei delicati ambienti acquatici ed ipogei delle Alpi Apuane. Ci batteremo con ogni mezzo per la tutela di uno degli ecosistemi più straordinari della Toscana e forse d’Europa.

Oltre 7000 uccelli acquatici svernano in questi giorni in padule. Ora occorre istituire la ZPS “Della Gherardesca”.

Il WWF orgoglioso di aver fatto da ‘testa di ponte’ nell’area con la propria Oasi
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Come tutti gli anni anche questo gennaio si stanno tenendo in contemporanea in tutta Europa gli IWC, International Water-bird Count.
Sono i censimenti degli uccelli che svernano nelle zone umide e che sono organizzati in Toscana, per conto della Regione, dal COT, Centro Ornitologico Toscano, che si avvale di esperti selezionati dall’ISPRA.
Martedì è stata la volta del comprensorio del padule, l’area una volta occupata dal vasto lago di Sesto, o di Bientina, dove una decina di volontari, mappe alla mano, ma soprattutto con una profonda conoscenza del territorio, si sono distribuiti nel contare le presenze di aironi, cormorani, anatre e di tutti gli altri uccelli legati agli ambienti umidi.
La vasta area, che va dai confini degli abitati di Bientina, Altopascio e Porcari fino alla base dei Monti Pisani e delle Cerbaie, è una delle zone umide più importanti della Toscana e le presenze ornitiche lo confermano annualmente.
Grazie alla zona protetta, che ha il suo centro trainante nell’Oasi WWF del Bottaccio ed nella ‘cugina’ e confinante del Tanali, gestita da Legambiente, l’importanza conservazionista dell’area cresce e si consolida ogni anno di più, come è stato riconosciuto recentemente dal Ministero dell’Ambiente che, con Decreto del 21 ottobre 2013, ha dichiarato l’area zona umida di importanza internazionale ai sensi della “Convenzione relativa alle zone umide di importanza internazionale, soprattutto come habitat degli uccelli acquatici”, firmata a Ramsar il 2 febbraio 1971. Un ultimo tassello manca ancora perché i risultati finora ottenuti possano essere duraturi: la protezione degli specchi d’acqua Della Gherardesca, che purtroppo sono rimasti esclusi dalla appena istituita zona Ramsar e che oggi costituiscono l’area più importante del padule per la sosta, lo svernamento e la riproduzione di anatre e svassi.
Oltre duemila anatre (germani, alzavole, moriglioni, mestoloni, codoni, fischioni, morette), duemila pavoncelle (ancora una volta uno dei siti più importanti d’Italia per la specie) ed autentiche rarità come l’occhione ed una grande aquila anatraia, testimoniano la grandissima valenza ambientale di questo lembo di territorio, meritevole di essere salvaguardato da cementificazioni e dalla eccessiva pressione venatoria.
La zona protetta risulta attualmente un mosaico di diversi istituti: Riserva naturale, ANPIL, zona di protezione lungo le rotte migratorie, oasi comunali, divieti di caccia di istituzione provinciale, altre di matrice regionale. Da anni si sta lavorando, anche con l’aiuto del Consorzio di bonifica e degli enti locali, per la razionalizzazione e l’unione di tali territori sotto un unico istituto di Riserva naturale con la relativa area contigua, che meglio potrebbe gestire e reperire risorse per una corretta ed ampia fruizione.
Già oggi, comunque, appassionati da tutta Italia si recano nell’area, attratti dalla qualità e quantità degli uccelli e degli ambienti ed è recentissima a sua inclusione nella pubblicazione ‘Birdwatching in Italia’ che descrive i migliori luoghi dove osservare gli uccelli nel nostro paese.
Così i dati raccolti annualmente dal COT dall’ormai lontano 1987 saranno a disposizione della Regione, utilizzabili per meglio programmare le attività, prime fra tutte quella venatoria e quella di conservazione, che fanno parte integrante ed importante delle competenze dell’ente.
A noi piace vedere come un ambiente, un’area che una ventina di anni or sono veniva considerata ‘terra di conquista’ da inquinatori e speculatori, grazie anche al nostro contributo, abbia oggi sempre più chiara davanti a se una radiosa vocazione turistico ricreativa e possa essere a vario titolo annoverata tra le più interessanti d’Italia.
Pubblicato da: wwflucca | 26 novembre 2013

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Triangolino: vita e/o morte per gli uccelli migratori? Il sindaco non risponde!!!!!!!!!
 
Nei giorni scorsi abbiamo inviato al Sindaco di Viareggio, nonchè agli Assessori al Porto e all’Ambiente, una richiesta di intervento finalizzata a restituire dignità al “Triangolino” della Darsena, che versa in condizioni pietose ed è diventato una trappola mortale per gli uccelli migratori che vi sostano durante il viaggio che li porta verso i quartieri di svernamento e/o di nidificazione. Analoga cosa hanno fatto fotografi, ornitologi e birdwatchers, ma il Sindaco e i suoi collaboratori non hanno ritenuto di doverci rispondere, per cui rendiamo pubblica la missiva inviata, sperando che così gli amministratori possano destarsi e dare un cenno di risposta alle nostre richieste. Fra l’altro vorremmo sapere se l’area è sempre sotto sequestro e quali interventi sono stati realizzati per rimuovere i rifiuti ivi rinvenuti.
Segue la lettera inviata, senza esito, agli amministratori. In allegato foto di alcuni uccelli straziati dalle lenze abbandonate al Triangolino.
________________________________________

Egregio Sig. Sindaco
Egregio Assessori,

Il cosiddetto ‘triangolino’ della Darsena, costituisce, nonostante tutto e suo malgrado,  una meta ambita dai birdwatchers  e dai fotografi naturalistici che desiderano documentare la sosta di rare anatre marine e di limicoli.
Questi uccelli, tra l’altro, sono estremamente confidenti, permettendo foto e osservazioni impossibili in altre località.
Purtroppo la maggior parte di essi presentano ami piantati nel corpo e lenze che si arrotolano sempre più strette alla zampe. Altri animali mancano di una zampa, con al moncherino conficcato un grosso amo affilato con relativa lenza. Le lenze abbandonate, apparentemente innocue, si trasformano in una trappola mortale per chi nuota o zampetta in acque basse. Per chi immerge il collo nell’acqua o filtra il limo col becco, poi, possono trasformarsi in un micidiale cappio. Sabato scorso abbiamo accompagnato sul posto una fotografa proveniente dalla Corsica, che, dopo aver documentato la presenza di Voltapietre, Pittime minori, Piovanelli tridattili e Corrieri grossi, era entusiasta del risultato, ma al contempo sgomenta per i numerosi rifiuti abbandonati fra la sabbia e gli scogli.
Questa lunga premessa per farvi conoscere l’importanza anche naturalistica dell’area e chiedere che venga effettuata un’operazione di pulizia straordinaria del sito. Appare necessario che successivamente si provveda a sensibilizzare pescatori e altri visitatori a non abbandonare rifiuti, lenze e quant’altro. Fino a che il “triangolino” resiste…………….
Vi allego alcune foto scattate sabato mattina, dove si vede, fra l’altro, un Voltapietre con una zampa stretta da una lenza.

Confidando in un cortese cenno di riscontro, cogliamo l’occasione per rivolgerVi  un sentito augurio di buon lavoro.

Domenico VERDUCCI
Presidente WWF LUCCA

CACCIA

DOMENICA 15 SETTEMBRE -APERTURA DELLA STAGIONE DI CACCIA

LA REGIONE TOSCANA ANCORA UNA VOLTA CONTRO LE INDICAZIONI DEL MONDO SCIENTIFICO

UNA CACCIA CHE CACCIATORI E POLITICI VOGLIONO MANTENERE INSOSTENIBILE

 

 

Si apre la nuova stagione venatoria. Ma di nuovo c’è ben poco. Ancora una volta il mondo scientifico ha dato una serie di indicazioni su come rendere minore l’impatto della caccia sulla nostra fauna selvatica e ancora una volta la Regione Toscana su quasi tutto ha fatto il contrario.

 

– Si continua a cacciare specie con popolazioni in declino come il Combattente, piccolo frequentatore delle zone umide, e la Moretta, anatra tuffatrice, per cui l’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) chiedeva la chiusura della caccia.

– Si continua a cacciare le anatre per un periodo più lungo sia come data di apertura che come data di chiusura, rispetto alle indicazioni dell’ISPRA.

– Si chiude il 31 gennaio invece che il 10 gennaio per i turdidi.

– Si chiude il 20 gennaio invece che il 31 dicembre per la Beccaccia.

– Si continua a permettere che i capi di migratoria abbattuti siano segnati non subito sul tesserino ma a fine giornata, rendendo in pratica impossibile qualsiasi controllo.

– E altro ancora …

 

Nonostante il progressivo calo dei cacciatori, che sono scesi del 2% ogni anno negli ultimi anni e che sono più che dimezzati rispetto ai numeri di 20 anni fa, ancora molto forte è il peso politico di questa lobby, che riesce tuttora ad influenzare pesantemente e gravemente i nostri decisori.

 

Una caccia insostenibile, come i suoi numeri evidenziano:

– numero di cacciatori in Toscana: 95.000

– numero di giornate di caccia effettuate : oltre 2,5 milioni all’anno (dati Regione Toscana), a cui si aggiungono le sempre più numerose attività di abbattimento fuori periodo, concesse in modo diffuso dalle Province per il ‘controllo’ di alcune specie, in un contesto di sostanziale anarchia venatoria

– numero di appostamenti fissi:  12.600, una vera e propria barriera di fuoco per gli uccelli migratori, barriera a cui si aggiungono gli innumerevoli e incontabili appostamenti temporanei

– numero di richiami vivi: circa 200.000 uccelli (provenienti da cattura o da allevamento) detenuti in condizioni miserevoli per essere utilizzati come richiamo per i loro simili durante la caccia

 

E il territorio torna ancora una volta ad essere ostaggio delle doppiette, la cui entrata in azione ne limita la normale fruizione da parte degli altri cittadini e arreca danni, tramite il diffuso disturbo, anche a tante attività agrituristiche in una stagione che invece potrebbe avere ancora ottime potenzialità.

 

Un modo per i cittadini per dire no a tutto questo è presentare in Provincia la richiesta di esclusione del proprio fondo dalla caccia (ai sensi dell’art. 25 c.7 LR 3/1994). E’ una richiesta che può essere effettuata solo al momento dell’approvazione (per 30 gg dalla pubblicazione) del quinquennale Piano faunistico-venatorio provinciale. La maggior parte delle Province Toscane approverà e pubblicherà il proprio Piano nei prossimi mesi. Anche se il risultato della richiesta non è scontato, si tratta di un’occasione da non perdere.

 

La crudeltà e il bisogno latente di uccidere devono essere bollati per quello che sono: una fonte continua di sofferenza.

 

Pubblicato da: wwflucca | 9 settembre 2013

Il WWF al Parco delle Alpi Apuane: salviamo l’Ululone!

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Nei giorni scorsi il WWF LUCCA ha inviato al parco delle Alpi Apuane una circostanziata lettera per il finanziamento di una ricerca sulla presenza e sulla tutela dell’Ululone appenninico, un piccolo rospo con la pancia gialla che negli ultimi 10 anni è scomparso da gran parte dei siti in cui viveva in Toscana.  Il WWF Lucca ritiene che quanto richiesto rientri a pieno titolo fra i compiti istituzionali del Parco, ancor più di discutibili iniziative, come quella del finanziamento di una costosa operazione per il ripopolamento della Pernice rossa con soggetti di dubbia origine e i cui primi risultati appaiono fallimentari. Dal punto di vista della conservazione della natura, il salvataggio e il recupero delle popolazioni di Ululone che ancora sopravvivono nel Parco delle Apuane costituirebbe una operazione che potrebbe sicuramente qualificare  il territorio del Parco, come già è avvenuto nel vicino Parco del Magra. Alleghiamo una scheda su questa rara specie.

Se qualche lettore ha osservato la specie, illustrata nelle immagini allegate, è pregato di comunicarlo al WWF Lucca, al seguente indirizzo email: lucca@wwf.it. Vi invitiamo a non maneggiare assolutamente gli esemplari osservati. 

L’Ululone appenninico (Bombina pachypus, Bonaparte 1838) ha conosciuto negli ultimi anni un generalizzato declino, che in talune aree è culminato con la totale estinzione di popolazioni un tempo assai ricche di esemplari (Guarino et al., 2007; Lanza et al., 2009). La recente lista rossa dei vertebrati italiani, curata dal Comitato Italiano dell’I.U.C.N., lo classifica come specie “in pericolo”, a causa del declino della popolazione compreso fra il 50 e l’80% negli ultimi 10 anni (Andreone et al., 2013).

Anche in Toscana l’Ululone è scomparso nel giro di pochi anni da molte stazioni dove risultava comune, in particolare nelle province orientali e meridionali (Piazzini et al., 2005; Vanni & Nistri, 2006; Mori & Giovani, 2012; Vanni, ined.).

Il fenomeno è messo in evidenza da gran parte degli Atlanti provinciali e regionali riguardanti il territorio in cui la specie è presente. Il motivo di tale rapida rarefazione è probabilmente dovuto a una serie di concause, che, in una specie così poco prolifica, hanno evidentemente un’incidenza ancor più determinante. La distruzione, il degrado e l’alterazione dei siti riproduttivi, spesso di piccole o piccolissime dimensioni, e i cambiamenti climatici degli ultimi anni, che conducono al troppo rapido essiccamento delle piccole pozze, delle sorgenti o dei torrentelli, sono senza dubbio fra le cause primarie, aggravate per di più da un’aumentato utilizzo delle captazioni idriche per vari scopi.

            Il Parco delle Alpi Apuane ha una particolare responsabilità per quanto concerne la tutela della specie, per ragioni storiche e culturali, in quanto rappresenta la sua terra typica, da cui provenivano gli esemplari in base ai quali il principe di Canino Carlo Luciano Bonaparte descrisse il taxon, e, ancor più, per ragioni ecologiche e conservazionistiche. Il comprensorio apuano, infatti, sembra costituire l’unica area toscana in grado di sostenere una metapopolazione vitale della specie.

Pubblicato da: wwflucca | 31 luglio 2013

Parco fluviale del Serchio: le proposte del WWF

Il WWF Lucca ha letto recentemente sulla stampa un articolo sulla riqualificazione del Parco fluviale. Considerato che ci occupiamo del Parco da oltre un decennio e che abbiamo ripetutamente suggerito, con scarso per non dire nullo successo, una serie di interventi alle varie amministrazioni cittadine, ci permettiamo di inoltrare questa mail all’Opera delle Mura, con la remota speranza che venga tenuta in maggiore considerazione.
Due interventi possono essere realizzati anche immediatamente, praticamente a costo zero:

– ripristino dei cancelli lungo la via alzaia. Detti cancelli risultano praticamente sempre aperti, consentendo il transito di autovetture e motoveicoli. Sarebbe sufficiente acquistare alcuni lucchetti, non più presenti, per tenerli chiusi;
– vigilanza da parte della Polizia Municipale, per evitare transito di veicoli a motore lungo la via alzaia e addirittura nel greto e per evitare abbandono incontrollato di rifiuti.

Questi interventi minimali consentirebbero immediatamente una maggiore vivibiltà del parco.

A più lunga scadenza, sarebbe necessario programmare quanto segue:

–       In primis, si ritiene necessario che venga accolta la richiesta dell’Autorità di Bacino del Serchio di rimuovere le attività presenti in golena, che sono incompatibili con le finalità del Parco e che possono costituire un ostacolo al libero deflusso delle acque in caso di piena del fiume.

•       Aree per l’accoglienza dei visitatori

Il punto di accoglienza principale è individuato presso il Foro Boario, ove è possibile noleggiare biciclette. In uno degli immobili viene esposta al pubblico la collezione ornitologica Gragnani – Rontani, di proprietà dell’amministrazione comunale e che attualmente, depositata proprio in un edificio del Foro Boario, non è fruibile.

•       Aree per l’educazione

L’ex colonia solare appare il luogo ideale per ospitare un Centro per l’Educazione Ambientale (C.E.A.), con il compito di accogliere gli studenti per lezioni di educazione ambientale, propedeutiche alle visite guidate lungo il fiume. L’ambiente circostante il C.E.A. è caratterizzato da un Parco didattico sull’ecosistema fluviale, con la vegetazione tipica delle zone umide e bacheche sulla flora e sulla fauna. Viene creato uno stagno didattico per gli anfibi e le idrofite e vengono collocate mangiatoie e nidi artificiali per gli uccelli. Realizzazione di un giardino per le farfalle. Negli altri punti di accesso al Parco fluviale vengono collocate delle bacheche che descrivono l’ambiente e indicano le principali norme di comportamento. Tale attività permetterà anche di rendere maggiormente visibili le motivazioni che hanno indotto alle scelte progettuali lungo l’asta fluviale, contribuendo così alla necessaria comunicazione sociale.

•       Miglioramenti ambientali

1.      Tutela delle pioppete mature presenti in golena, che consentono la riproduzione di specie protette e rare, come il Picchio rosso maggiore, il Picchio verde, il Picchio rosso minore, il Picchio muratore, il Rampichino e ospitano roost di Airone guardabuoi e Garzetta. In base alle risultanze di un recente studio del WWF LUCCA [Verducci & Chines, 2009. Avifauna della zona di protezione del fiume Serchio. U.D.I. XXXIV (1-2): 7-18] ed ai successivi aggiornamenti consultabili on line al link https://wwflucca.files.wordpress.com/2011/01/avifauna-della-zona-di-protezione-del-fiume-serchio.pdf sono state individuate le aree di maggior interesse per la conservazione degli Ardeidi nidificanti e svernanti, dei picchi e delle altre specie corticicole nidificanti;
2.      Tutela dei residui boschetti naturali presenti in golena, in particolare del piccolo querceto conservato nei pressi dell’appena restaurata chiusa presente sul vecchio corso dell’Ozzeri;
3.      Piantumazione di alberi ed essenze fruttifere per l’alimentazione dell’avifauna;
4.      Tutela degli alberi monumentali e delle poche piante e arbusti autoctoni rimasti (Ontani, Biancospini, Querce);
5.      Mantenimento e predisposizione di spiagge, isole di ghiaia o terra, per favorire la nidificazione del Corriere piccolo (Charadrius dubius) e del Piro – piro piccolo (Actitis hypoleucos), già presenti lungo il Serchio, sia in periodo riproduttivo che migratorio, ma che incontrano grosse difficoltà a portare a termine il ciclo riproduttivo per la scarsità di habitat adatto;
6.      Creazione e risagomatura di pareti di sabbia prive di vegetazione per consentire la nidificazione di specie ornitiche fossorie quali il Gruccione (Merops apiaster), il Topino (Riparia riparia), il Martin pescatore (Alcedo atthis), di notevole interesse naturalistico;
7.      Mantenimento e/o ripristino delle aree umide perifluviali. Un ripristino di tali aree, anche nell’ottica della nascita delle tre casse di esondazione previste dal Progetto Piano Rischio Idraulico dell’Autorità di Bacino del Serchio, potrebbe svolgere diverse funzioni nell’assetto del territorio:
•       di difesa idraulica, per la laminazione delle piene;
•       depurante, per la creazione di ecosistemi filtro;
•       ecosistemica, per la loro capacità di fornire habitat a numerose specie animali e vegetali;
•       didattica e ricreativa;
8.      Progressiva eliminazione della Robinia e sua sostituzione con essenze autoctone;

Il 27 aprile 2013 si è celebrata la 5’ giornata internazionale “Save the frogs” (“Salva le rane”), dedicata alla conservazione degli anfibi ed alla sensibilizzazione su questo argomento. In Italia la SHI (Societas Herpetologica Italica), e a livello mondiale l’associazione senza fini di lucro statunitense “Save the frogs”, hanno organizzato conferenze e congressi, concerti di musica, visite guidate, passeggiate serali dedicate all’ascolto dei canti degli anfibi. Queste innumerevoli manifestazioni hanno avuto lo scopo di far comprendere l’importanza degli anfibi per l’equilibrio degli ecosistemi ed allo stesso tempo far conoscere le minacce che stanno causando il loro declino su scala globale. L’obiettivo è la protezione delle popolazioni di anfibi e dei loro habitat naturali, come anche la promozione del loro rispetto e tutela tramite la diffusione delle proprie conoscenze a riguardo.
Purtroppo negli stessi giorni il consorzio di bonifica Versilia – Massaciuccoli, impermeabile a ogni tentativo di sensibilizzazione in merito alla tutela della classe di vertebrati più minacciata del pianeta, procedeva con furore belluino alla distruzione della comunità anfibia che popolava il fosso Fillungo, in località Bucine, frullando insieme alla vegetazione ripariale anche adulti di tritone crestato e punteggiato, rane verdi, nonchè loro uova, insieme ad uova del sempre più raro Luccio. Il consorzio non può neanche accampare a propria difesa l’ignoranza dell’importanza ecologica del fosso, perché alcuni biologi avevano formalmente segnalato le presenze animali sopra indicate ai competenti uffici della provincia e dell’ARPAT, che ne aveva reso edotto in via ufficiale il consorzio stesso. Le scriventi associazioni provvederanno a denunciare nelle opportune sedi l’accaduto, ma chiedono con forza che la provincia di Lucca e l’ARPAT non deleghino alle Associazioni di volontariato quanto invece di loro esclusiva competenza e provvedano ad intraprendere le opportune iniziative sanzionatorie a carico dei responsabili, visto che nei fatti accaduti pare ravvisabile la violazione dell’art. 727 bis del Codice Penale, che punisce chiunque, fuori dai casi consentiti, uccide esemplari appartenenti ad una specie animale selvatica protetta, salvo i casi in cui l’azione riguardi una quantita’ trascurabile di tali esemplari. Nel caso di specie, purtroppo, sicuramente non si può parlare di un impatto trascurabile come dimostrano le foto allegate.

WWF LUCCA, LEGAMBIENTE VERSILIA

Cari amici
vi invito s contribuire con un piccolo click per cercare di evitare la chiusura di un altro Centro Recupero Animali Selvatici WWF, si tratta de L’Assiolo di Ronchi (Ms). Qui sotto una mail tipo da inviare e gli indirizzi a cui inviarla.
Siamo andati avanti finora in condizioni impossibili, poschissimi volontari, pochissimi fondi, gabbie e voliere da ripristinare perchè logorate dal tempo,  tantissimi animali in arrivo, ogni anno sempre di più e in questo modo non si può più operare nè per la nostra incolumità nè per quella degli animali, le normative vanno rispettate e così non è possibile.
A questo centro arrivano animali dalla Provincia di Lucca, La Spezia, Massa Carrara e i sequestri del Corpo Forestale. Ogni anno viene visitato da centinai di studenti e ogni giorno bambini e famiglie sono ospiti fissi. Parlo al presente, ma in realtà il centro è chiuso, stiamo trasferendo gli animali. Siamo rimasti soli nell’indifferenza generale. La crisi è una scusa, nelle stesse tre province fioccano vagonate di euro per aprire nuove cave con finanziamenti europei, finanziamenti regionali per costruire la strada dei marmi per i camion delle cave, per i ripopolamneti degli atc, per tombare i fiumi, per costruire inceneritori di biomasse….
Cinzia Bertuccelli
Pietrasanta (Lu)

———- Messaggio inoltrato ———-
Da: cinzia bertuccelli <cinbertu@gmail.com>
Date: 03 gennaio 2013 22:09
Oggetto: Centro Recupero Animali Selvatici WWF chiude nel silenzio delle istituzioni
A: enrico.rossi@regione.toscana.it
Cc: o.angeli@provincia.ms.itpresidente@provincia.lucca.iturp@provincia.sp.itl.mazzi@provincia.ms.it,c.nardini@provincia.ms.itc.dibasco@provincia.ms.ita.tongiani@provincia.ms.it,a.michelucci@provincia.ms.its.rossi@provincia.ms.itp.battelli@provincia.ms.ita.ricci@provincia.ms.it,l.bonfigli@provincia.ms.ita.lonigro@provincia.lucca.itdaniele.lazzareschi@provincia.lucca.it,isaliana.lazzerini@provincia.lucca.itgloria.puccetti@provincia.lucca.itannarita.bramerini@regione.toscana.it

Caro Presidente della Regione Toscana,

sono una volontaria del Centro Recuero Animali Selvatici L’Assiolo (Ms), mi permetto di mandarle questa mia mail perche’ mi sento in dovere di sensibilizzarla su un problema che mi sta molto a cuore, nel dubbio che lei non ne sia stato messo al corrente.

Il CENTRO DIDATTICO DEL WWF RECUPERO DI ANIMALI SELVATICI L’ASSIOLO dei RONCHI a MARINA DI MASSA sta per essere chiuso per mancanza di fondi.

Da 20 anni è un punto di riferimento per tutti coloro che si imbattono in animali feriti, adesso dove porteremo questi animali ?li lasceremo a morire per strada?

Fin’ora sono stati salvati e recuperati migliaia di esemplari:aquile reali e minori, cicogne,fenicotteri rosa, rapaci notturni e diurni, aironi e migliaia di piccoli uccelli, volpi, tassi, istrici, caprioli, ricci e scoiattoli, ognuno con le proprie complesse patologie, alimentazioni e riabilitazioni.
Con l’introduzione di nuove e severe Normative e Leggi in difesa degli animali e del loro benessere, il lavoro dei volontari ha imposto di alzare la soglia di professionalità con costi e servizi sempre piu’ alt , mentre le Amministrazioni Provinciali di Massa Carrara, Lucca e La Spezia non hanno ancora preso in considerazione la richiesta di contributi più idonei e seri.

Tanti sono stati i genitori e i nonni che hanno accompagnato i loro bimbi a vedere dal vivo animali che avevano visto solo nei libri o nei cartoni animati..,,perchè vogliamo impedire alle nuove generazioni di imparare ad amare la natura??

Il Centro ha aiutato anche tante persone con disabilità o difficoltà di inserimento, dandogli la possibilità di sentirsi utili e di trovare un contatto con gli animali che nulla chiedono in cambio e tanto offrono.
La prego faccia cio’ che è in suo potere per impedire tutto questo.

La ringrazio a nome di tutte le persone che si sono date da fare in questi anni e da parte di tutti gli animali che sono tornati in liberta’ dopo essere stati riportati alla vita..!

cordiali saluti.

 

Pubblicato da: wwflucca | 20 dicembre 2012

Avifauna del padule di Bientina (1^ parte)

Il WWF Lucca presenta la prima parte dello studio sull’avifauna del padule di Bientina

D_Verducci_Avifauna_del_ padule_di_ Bientina

la Poiana calzata svernante in Padule (foto R. Notaro)

la rara Poiana calzata che ha svernato in Padule (foto R. Notaro)

 

Pubblicato da: wwflucca | 12 novembre 2012

Parco Apuane, il Wwf chiede i curricula dei candidati

920807 300La scelta del nuovo presidente del Parco delle Alpi Apuane non deve rispondere alle logiche di partito, ciò che conta è la competenza professionale e l’interesse dell’ambiente. Così scrive il Wwf toscano al presidente della Regione Enrico Rossi, in una lettera del 5 novembre scorso che oggi l’associazione rende pubblica, non avendo ancora ricevuto risposta. Per “bypassare il pericolo di nomine di partito”, il Wwf chiede che siano resi noti i curricula dei candidati. E i candidati favoriti sono quelli espressi dalla Comunità del Parco durante la riunione del 24 settembre: Federico Binaglia, votato dal centrosinistra e Alberto Putamorsi – già membro del Consiglio direttivo – sostenuto dai sindaci di centrodestra. Binaglia ha ottenuto 51 quote in più di Putamorsi, secondo il meccanismo che attribuisce a ciascun ente locale un numero di quote a seconda della grandezza del suo territorio e della popolazione residente. Tanto per fare degli esempi il Comune di Massa ha 18mila quote e Stazzema ne ha 11mila.

La decisione finale è attesa a breve perché il 31 ottobre scadrà la proroga del mandato di Paolo Giannarelli, attualmente commissario per l’espletamento delle funzioni di presidente dell’ente e che ha sostituito il defunto presidente Giuseppe Nardini. Federico Binaglia, ex sindaco di Montignoso, attualmente è consulente di Ancitel Toscana, il settore dell’Anci che si occupa di aiutare i Comuni a fare innovazione attraverso l’uso delle Ict, Information and Communication Technology.

Sono tante le problematiche di cui dovranno occuparsi il nuovo Consiglio e chi lo dirigerà, innanzitutto l’intensa attività di escavazione del marmo che interessa entrambi i versanti delle Apuane. Nel territorio del Comune di Seravezza, è notizia di questi giorni, sono in corso i lavori sulla via di accesso alla Cava Mossa, alla Macchietta  e alle zone limitrofe sul Monte Altissimo. Continui scoppi di mine sono segnalati dagli abitanti e il segretario provinciale della Fillea-Cgil Leonardo Quadrelli ha confermato che si tratta dei lavori di adeguamento della viabilità, secondo le prescrizioni che ha chiesto l’azienda sanitaria Asl 12. Anche la via di Michelangelo, chiamata così in onore del grande artista che sull’Altissimo cercava il marmo più bianco come quello di Carrara, oggi è percorsa continuamente dai camion che scendono e salgono da Riomagno. Il grande progetto targato Henraux interessa anche tutte le altre cave ma soprattutto vuole raggiungere l’obiettivo ambizioso di bucare completamente il monte da parte a parte. Questo permetterà di “attraversare tutta la serie dei marmi della struttura del Monte Altissimo, e di effettuare una coltivazione selettiva dei livelli a più alto valore commerciale, con gallerie di produzione che si diramano da quella di collegamento”.
Dall’interno del cuore della montagna, tutte le cave potranno continuare a fornire una grande varietà di marmo per molti anni ancora. Attualmente gli operai sono impiegati nell’opera di ripulimento e ampliamento delle strade di accesso alle cave per preparare il lavoro vero e proprio di escavazione del monte. Ma sulla cava Macchietta pende ancora il ricorso che il Comitato Usi Civici ha presentato in merito alla proprietà di quella zona: da una verifica demaniale del 1988 risulterebbe infatti che quel sito estrattivo è classificato ad uso civico.
Il progetto Henraux, presentato al Parco nel 2009, è stato a lungo discusso nel corso di un’inchiesta pubblica durante la quale cittadini, associazioni ambientaliste, sindacati, hanno potuto presentare le proprie osservazioni. L’inchiesta ha fatto emergere le criticità ambientali (trasformazione delle montagne, infiltrazioni di marmettola, interferenza con le falde acquifere) e il contrasto fra le varie posizioni.
Adesso l’autorizzazione a proseguire i lavori è arrivata dal Comune di Seravezza e, in teoria, le limitazioni per mitigare l’impatto ambientale sarebbero state stabilite. Anche per quanto riguarda il transito dei camion e per la movimentazione dei blocchi di marmo per i quali, però, è sufficiente un’autocertificazione della ditta.

CACCIA

DOMENICA 16 SETTEMBRE: SI APRE LA STAGIONE VENATORIA

I CACCIATORI CALANO DI NUMERO
MA NON CALANO I FAVORI DEI NOSTRI POLITICI AL MONDO VENATORIO

LA SICCITA’? PER LA CACCIA NON C’E’: SI SPARA COME NULLA FOSSE

E IN CONSIGLIO REGIONALE SI PROPONGONO LEGGI PER ESIMERE DALLE NORME URBANISTICHE
GLI EDIFICI AD USO DEI CACCIATORI

Domenica 16 settembre si apre la stagione venatoria. A nulla sono valsi gli appelli del mondo ambientalista per un posticipo in grado di ridurre l’impatto dell’attività  venatoria su una fauna stremata da mesi di siccità, come d’altronde richiesto anche dallo stesso Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale. Come se nulla fosse, si caccia da domenica 16 settembre ed anzi si è cacciato anche in preapertura, sabato 1 settembre. E’ l’ennesima dimostrazione che i nostri politici continuano a preferire IL soddisfare le richieste del mondo venatorio piuttosto che seguire le indicazioni della logica e della scienza ed i criteri del buon governo.

I cacciatori calano di numero. In Toscana sono ormai recentemente (stagione 2010-2011) scesi sotto i 100.000, quando anni fa era stato superato il numero di 200.000.
Un più che dimezzamento che continua progressivo nel tempo. Da dati forniti dalla Regione Toscana, il calo medio annuo dei cacciatori toscani dal 2005 al 2010 è stato del 2.9 % (con valori annui compresi fra 1.7 e 3.5).
Interessante vedere anche le classi di età di chi continua a praticare questa attività: il 52% dei cacciatori supera i 60 anni (e il 24%, quasi la metà di questi, supera anche i 70), solo il 3,6% ha meno di 30 anni e il 7,5 % è fra 30 e 40.

Quindi i cacciatori calano, ma non calano i favori che i nostri politici continuano ad elargire a questa minoranza, ansiosi di ricavarne qualche vero o presunto ritorno elettorale.
Un caso eclatante è stato l’aver ignorato il problema siccità (si caccia come se nulla fosse). Ma gli esempi sono moltissimi, a partire dallo stesso calendario venatorio, che è approvato con legge pluriennale, quando la Corte Costituzionale ha più volte confermato che dovrebbe invece essere una delibera annuale (ma in questa forma le Associazioni ambientaliste potrebbero ricorrere al TAR sulle sue illegittimità ….).
E i regali continuano: in questi giorni è in discussione in Regione una proposta di legge, presentata da 9 firmatari tutti appartenenti al PD, che prevede una edilizia ‘facilitata’ per i cinghialai che per non meglio specificate attività di servizio e di supporto alle loro squadre. Dopo che la Regione Toscana ha in passato già approvato una deroga alle norme urbanistiche per gli appostamenti fissi di caccia, se anche questa norma passerà, i cinghialai potranno:
– costruire anche ex-novo edifici in ambiente rurale fino a 100 mq di estensione con l’aggiunta di ulteriori 30 mq di tettoia (l’altezza massima non è segnalata; magari qualcuno vorrà farsi anche più piani)
– edificare tali opere anche in aree non attualmente servite dalle opere di urbanizzazione (rete fognaria, rete elettrica, approvvigionamento idrico, …)
– fare questo anche con ridotti oneri di urbanizzazione come ulteriore trattamento di favore
Si tratta di una norma inaccettabile che si pone in contrasto con le norme urbanistiche vigenti, che già normano criteri e procedure secondo i quali opere di questo tipo possono essere autorizzate, ponendo una serie di vincoli fondamentali a cui devono sottostare tutti i cittadini, compresi gli stessi imprenditori agricoli che sul territorio vivono e lavorano. E’ incomprensibile e ingiustificabile che si ipotizzi di approvare per i cacciatori una urbanistica a sé stante e facilitata, introducendo una inaccettabile disparità fra i cacciatori e tutti gli altri cittadini, ovviamente a favore dei primi
E’ evidente come opere di questo tipo e di queste dimensioni possono gravemente alterare il nostro territorio rurale ed i suoi valori. L’impatto delle opere sarà ancora più grave dal momento che tali edificazioni sarebbero permesse anche laddove ancora mancano le opere di urbanizzazione e dove quindi anche queste dovrebbero essere allestite ex-novo. E’ inoltre chiaro come una norma di questo tipo possa aprire a possibili operazioni speculative, anche se nel testo si scrive che non saranno possibili successivi cambi di destinazione d’uso.
Tutto questo perché? Perché si vuole illegittimamente favorire una categoria di privati (e sempre meno numerosi) cittadini a discapito dei diritti di tutti.
Il WWF chiede al Consiglio Regionale, al Presidente Rossi e all’Assessore all’Urbanistica Marson di fermare un progetto di legge, che è uno schiaffo alla legalità, al nostro ambiente rurale, alla parità fra cittadini.

WWF TOSCANA

Tramonto all’oasi WWF Le Dune di Forte dei Marmi

 

Impossibile escludere un Paese UE dall’applicazione di una direttiva comunitaria.

Gli stabilimenti balneari diventino invece un presidio di tutela ambientale e uno ‘sportello’ di promozione del territorio

 

La proposta WWF:  introdurre nuovi parametri, oltre a quelli economici, nei criteri

per l’assegnazione o riassegnazione delle concessioni demaniali degli stabilimenti

“L’Onorevole Di Pietro è troppo esperto in materia giuridica per non sapere che la richiesta di esclusione di un Paese dell’Unione Europea dall’applicazione di una direttiva comunitaria è quanto meno impraticabile. Il problema non è eludere la direttiva Bolkenstein rispetto agli stabilimenti balneari quanto trovare un modo corretto di applicarla. A differenza di quanto sostenuto dall’onorevole di Pietro non è purtroppo sempre vero che gli stabilimenti balneari abbiano garantito una corretta tutela ambientale o gestione della aree loro assegnate, anzi troppe volte sono stati protagonisti di problemi legati ad abusivismi e comunque a non corrette applicazioni delle concessioni loro assegnate”. E’ la replica del WWF alle dichiarazioni dell’onorevole Di Pietro  relative all’esclusione della gestione degli stabilimenti balneari dall’applicazione della direttiva Bolkenstein.


“Il WWF ricorda che le concessioni per gli stabilimenti balneari sono negli anni più che raddoppiati passando dai 5368 del 2001, ai 12mila attuali, uno ogni 350 metri, per un totale di almeno 18 milioni di metri quadri e 900 km occupati sui 4mila km di spiagge degli 8mila km di coste italiane: un giro d’affari che interessa 30mila aziende e circa 600mila operatori, indotto compreso (Fonte: Dossier WWF, “Spiagge d’Italia: bene comune, affari per pochi”, luglio 2012”).

 

LA PROPOSTA WWF: NUOVI PARAMETRI PER LE CONCESSIONI. “Per oltre la metà di essi non si può dunque parlare di imprese storiche o attività familiari multigenerazionali e, dal punto di vista comunitario, poco importa se, al fine di garantire un servizio, questo sia svolto da un soggetto anziché da un altro. Il problema dunque è quello di superare questa visione introducendo, nei criteri di assegnazione o di riassegnazione delle concessioni demaniali degli stabilimenti, criteri diversi dai soli parametri economici che verrebbero considerati nel caso di una rigida applicazione della direttiva Bolkestein. In sostanza, il WWF è d’accordo sul fatto che vengano garantite le piccole imprese legate al territorio e che le nuove assegnazioni non possano essere date solo sulla base della massima offerta del canone da pagare ma non può essere d’accordo sul mantenimento dello status quo che garantisce incondizionatamente tutto e tutti.

“Secondo il WWF le assegnazioni dovrebbero avvenire attraverso la valutazione di un progetto di gestione dove il canone di concessione riconosciuto allo Stato è solo uno dei parametri. Altri parametri possono e devono essere introdotti, quali ad esempio: la gestione ambientale non solo delle aree affidate ma anche di quelle limitrofe su cui può ricadere l’impatto delle attività; progetti di riqualificazione ambientale o naturalistica; l’adozione di parametri di efficienza energetica; l’utilizzo di prodotti a km zero legati al territorio; la promozione di beni culturali o ambientali del contesto in cui lo stabilimento opera. Insomma un progetto dove lo stabilimento sia uno sportello di informazione e promozione e un presidio di tutela ambientale. Per fare questo occorre discutere in modo realistico, affrontare correttamente il tema e non pensare di poterlo eludere con iniziative discutibili sotto il profilo del diritto comunitario”.

 

Pubblicato da: wwflucca | 6 Mag 2012

Nidificazione di Airone cenerino in provincia di Lucca

Nidificazione di airone cenerino in provincia di Lucca

Pubblicato da: wwflucca | 10 febbraio 2012

Escursione al lago Della Gherardesca

Escursione guidata al lago Della Gherardesca

Colle di Compito

Visite guidate al lago Della Gherardesca

Lago Della Gherardesca

Nei giorni scorsi nei due specchi lacustri Della Gherardesca a Castelvecchio di Compito sono stati contati quasi 3.000 uccelli acquatici tra anatre, appartenenti anche a specie rare coma la Moretta tabaccata o il Codone, oltre ai più numerosi germani reali, svassi e folaghe. La zona ospita anche un ‘dormitorio’ di ardeidi e aironi, dove di sera si concentrano circa 300 tra aironi bianchi maggiori, garzette, aironi guardabuoi e cormorani. E’ quanto emerge dai censimenti degli uccelli delle aree umide coordinati e realizzati dal COT (Centro Ornitologico Toscano) per la Regione Toscana nell’ambito di un programma internazionale di monitoraggio degli uccelli acquatici (IWC – International Waterbird Census), nel gennaio 2012.

Un risultato molto positivo ottenuto anche grazie all’impegno del Comune di Capannori, della Provincia, dei tecnici, del WWF Lucca e delle altre associazioni ambientaliste, delle associazioni venatorie e dei proprietari che hanno dato vita ad un progetto di riqualificazione e miglioramento ambientale dell’area della Gherardesca, grande circa 30 ettari e situata ai piedi del monte Pisano, all’interno di una zona di protezione lungo le rotte di migrazione dell’avifauna.
“Un progetto di valorizzazione naturalistica che sta dando i suoi importanti frutti – dichiara l’assessore all’ambiente, Alessio Ciacci –, come testimoniano i dati del monitoraggio compiuto dal centro ornitologico toscano. Nell’area Della Gherardesca sono stati realizzati interventi di riqualificazione e soprattutto di mantenimento dell’acqua durante tutto il corso dell’anno, grazie ai quali si protegge e anzi si incrementa l’avifauna e si preserva la biodiversità di questa area umida, che rappresenta un habitat naturale di rilevanza regionale per la qualità e la quantità di avifauna. Questo percorso è frutto della preziosa collaborazione tra l’amministrazione comunale, le associazioni ambientaliste e venatorie che ringraziamo per il prezioso contributo e con le quali  abbiamo organizzato la bella passeggiata prevista per il prossimo 18 febbraio a cui raccomando la partecipazione di tutti per scoprire un tesoro eccezionale del nostro territorio che in pochi conoscono”.

Da evidenziare che il padule di Bientina ospita anche quest’inverno la presenza di una poiana calzata (una rarità per l’Italia), che per il suo interesse sta diventando meta sempre più frequente delle visite di appassionati e di semplici escursionisti anche dalle regioni confinanti.

Pubblicato da: wwflucca | 16 novembre 2011

Un’altra aquila abbattuta Questo è il vero volto della caccia

L'Aquila minore ferita a S. Maria del Giudice

L’aquila minore, a dispetto del diminutivo nel nome, è uno dei rapaci più belli e che più incarnano l’ideale stesso di ardimento, velocità e coraggio.

Di dimensioni simili alla poiana è in realtà una cacciatrice molto più rapida e temeraria.

In Italia è migratrice e svernante; molte passano per dirigersi in Africa ed alcune si fermano.

Si ciba di conigli selvatici (sopratutto in Spagna, dove nidifica in gran numero) e di uccelli come il piccione ed il colombaccio.

Quella che vedete nella foto deve proprio aver fatto questo errore: essere passata vicino ad un cacciatore che sparava ai colombacci da un appostamento.

Per praticare questa forma di caccia infatti si costruiscono capanni in alto, sulla cima degli alberi e si adoperano i ‘volantini’; questi sono piccioni addestrati a fare dei voletti attorno per richiamare i colombacci di passaggio e portarli a tiro dei fucili dei cacciatori.

E’ probabile che la nostra sfortunata abbia avvistato uno di questi volantini e sia quindi incappata, nel tentativo di catturarlo, nel piombo del cacciatore.

Questa della foto, è una tra quelle che periodicamente arrivano ai Centri di Recupero gestiti dalla associazioni ambientaliste, ed è stata abbattuta nella zona di S.Maria del Giudice pochi giorni addietro. E’ la terza nel giro di una settimana.

Ancora una volta il volto della caccia meno noto, quello del diffuso spregio delle regole, si evidenzia in una delle peggiori delle sue forme: lo sparo ad un animale ‘particolarmente protetto’.

Un animale come questo, semmai potesse essere una diminuzione di colpa, non è assolutamente scambiabile con alcuna delle specie cacciabili: si è chiaramente di fronte ad un atto deliberato e consapevole di cui ancora troppo spesso, purtroppo, il mondo venatorio è caratterizzato.

Auguriamoci che i veterinari cui è stata affidata riescano a fare il miracolo e questo splendido animale possa di nuovo farsi ammirare nel suo splendore di grande volatrice.

Pubblicato da: wwflucca | 13 settembre 2011

No ai rapaci nelle rievocazioni storiche

Il WWF Lucca intende manifestare pubblicamente la propria protesta nei confronti del comune di Lucca, che ha consentito l’esibizione di alcuni rapaci in cattività nel corso della manifestazione denominata “Ante diem Sanctae Crucis”. Al di là della detenzione ed esibizione degli animali in condizioni incompatibili con la loro natura, come ad esempio l’esemplare di Gufo reale mostrato alla curiosità degli astanti in orario antimeridiano, queste esibizioni nascondono spesso un traffico illecito di animali selvatici, depredati dai nidi da bracconieri senza scrupoli.

Negli ultimi anni diverse specie di rapaci hanno subito la depredazione dei nidi da parte dell’uomo. I pulcini, infatti, vengono allevati per la falconeria, specie quella riservata (a spese delle pubbliche amministrazioni) per spettacoli di rivisitazioni medioevali. Fino alla riforma della legge sulla caccia, avvenuta venti anni addietro, la falconeria era vietata. Poi, grazie all’incredibile autorizzazione, una miriade di falconieri sono spuntati in tutt’ Italia. Proprio a proposito di spettacoli di falconeria, recentemente il Corpo Forestale dello Stato ha scoperto un grosso traffico di uccelli rapaci. Trasferiti in altri paesi della UE e forniti di una falsa documentazione, vengono poi reimportati in Italia per essere venduti. In pratica si attesta, falsamente, la nascita in cattività, ed il gioco è fatto.

Il WWF Lucca, pertanto, invita il comune di Lucca a non autorizzare, nel corso di rivisitazioni medievali, l’esibizione di soggetti che detengono animali selvatici in cattività, in quanto spesso gli animali esibiti sono stati depredati dal nido. Bloccare queste manifestazioni consente di non incentivare un illecito traffico di fauna selvatica, patrimonio indisponibile della collettività.

Pubblicato da: wwflucca | 24 agosto 2011

Cinghiali: che fare?

La presenza del cinghiale in provincia di Lucca sta determinando danni consistenti e ripetuti alle attività agro – silvopastorali. Vista la situazione si ritiene che sia necessario ricorrere allo strumento del controllo numerico della specie. Quello che non ci trova d’accordo è il sistema con cui si pretende di operare tale controllo, proposto, fra l’altro, senza sentire zoologi e tecnici del settore. Le esperienze realizzate in diverse parti del territorio nazionale dimostrano che, nel caso del Cinghiale, il sistema di cattura in grado di fornire i migliori risultati in termini di rapporto costi-benefici, è quello che prevede l’uso di recinti o trappole autoscattanti, in cui gli animali vengono attirati con un’esca alimentare. Tale strumento, oltre che più efficiente, è anche quello più sicuro per l’incolumità pubblica e per la sicurezza delle persone, in quanto non richiede l’uso di armi da sparo. Dopo la messa in opera, i dispositivi di cattura devono essere condotti secondo precisi protocolli operativi, coinvolgendo in tali attività il personale d’istituto (Polizia Provinciale, Corpo Forestale dello Stato, ASL).

Purtroppo la ridotta accettazione sociale dell’attività di cattura da parte di soggetti contrari, per motivi diversi, alla rimozione dei cinghiali può comportare il ricorso a sabotaggi delle strutture. Una delle componenti che si è dimostrata contraria all’attività di cattura tramite recinti o trappole auto scattanti è quella costituita dalla parte più retriva del mondo venatorio che, nel caso di alcune squadre di caccia al Cinghiale, è venuta assumendo una connotazione di “blocco sociale”, in grado di condizionare le scelte di gestione faunistica operate dagli amministratori locali e, di fatto, la gestione faunistica e la fruizione ambientale di vasti territori, secondo criteri che tengono in poca considerazione la necessità di mantenere zoocenosi diversificate e di consentire un uso plurimo delle risorse naturali. Il controllo numerico, in ogni caso, rappresenta solo una tra le diverse opzioni gestionali attuabili nell’ambito più generale del controllo faunistico. L’esperienza maturata negli ultimi decenni in diversi contesti locali dimostra, infatti, che per affrontare il problema del Cinghiale nella sua complessità i risultati migliori si ottengono avvalendosi, all’occorrenza in modo concomitante e sinergico, di strumenti di diversa natura. Il controllo numerico di una popolazione di animali si configura come uno strumento di carattere gestionale al quale talvolta è necessario ricorrere e che, a differenza dell’attività venatoria, riveste il carattere dell’eccezionalità. Tale carattere di eccezionalità, che contraddistingue il controllo numerico, implica, all’atto pratico, l’esistenza di differenze sostanziali rispetto all’attività venatoria e non deve diventare uno strumento per estendere l’esercizio della caccia in periodi e zone ove tale attività non è consentita.

    Introduzione

Lo Svasso maggiore Podiceps cristatus in Italia è specie sedentaria nidificante parziale, migratrice regolare e svernante (Brichetti & Massa, 1998). La specie è presente in Toscana per tutto il corso dell’anno. La maggior parte dei siti riproduttivi nella regione sono collocati nella parte interna e orientale, mentre lungo la costa questi appaiono scarsi e localizzati (Faralli, 1997; LIPU, 1999; Giovacchini et al., 2001; Quaglierini, 2002; Brichetti & Grattini, 2006; Bartolini, 2007).In base alla bibliografia consultata la specie non è mai stata osservata nel padule di Bientina.

L’insolito allagamento primaverile – estivo dell’area di studio, mai riscontrato dal 1985, ci ha spinto ad effettuare periodici sopralluoghi in zona, onde verificare l’evoluzione della comunità ornitica in periodo riproduttivo. 

Area di studio

Il “padule” di Bientina, prima del prosciugamento avvenuto nel 1859, costituiva lo specchio d’acqua più vasto della Toscana interna. L’area oggi è caratterizzata da un’area di pianura bonificata, percorsa da canali (Bordoni & Rocchi, 2002). In contrasto con la grande diffusione di depositi teoricamente impermeabili, nel sottosuolo esiste un’attiva circolazione di acque di falda, che in alcune zone affiorano in micro risorgive (Fagioli & Ambrosio, 2004). I terreni sono coltivati a seminativi di varia natura, a seconda dell’andamento del mercato. Nelle aree incolte e lungo i canali della bonifica persiste una vegetazione di tipo igrofilo, rappresentata da specie palustri tipiche come Cannuccia di palude Phragmites australis, Salcerella Lythrum salicaria, Giaggiolo acquatico Iris pseudacorus, Mazzasorda Typha spp., intervallate a nuclei di specie esotiche, in particolare Canna comune Arundo donax. Lungo i canali sono presenti filari e siepi miste costituite da salice Salix spp., Ontano nero Alnus glutinosa, Pioppo nero Populus nigra, Olmo Ulmus minor, rovoRubus spp. L’area allagata oggetto di studio è situata nella parte occidentale del “padule”, ai piedi del monte Pisano, ha una superficie di circa 30 ettari ed è situata all’interno di una zona di protezione lungo le rotte di migrazione dell’avifauna, ove vige il divieto di caccia, mentre è esterna, ma contigua, al SIC B03 “Ex alveo del lago di Bientina”. Dal punto di vista ornitologico l’area in questione, grazie ai frequenti allagamenti, risulta una delle più interessanti del “padule” del Bientina, in particolare nel periodo invernale, quando vi svernano numerose specie di uccelli acquatici, e all’inizio della primavera, per la consistente presenza di contingenti migratori (oss. pers.). In genere all’inizio della primavera l’area viene prosciugata per essere messa a coltura.Nel corso del 2008 l’area è rimasta sommersa dalle acque anche durante i mesi estivi, durante i quali non vi sono state precipitazioni, per cui si ritiene che vi siano apporti di acqua direttamente dalla falda. La profondità dell’acqua all’interno dello specchio è variabile da pochi cm ad 1,5 m e dipende molto dalle variazioni stagionali.Nello specchio d’acqua oggetto di studio sono presenti pesci che raggiungono l’area grazie alle comunicazione dell’area stessa con il reticolo dei canali esistenti e con i torrenti che in periodi piovosi fungono da immissari. I parametri misurati all’interno dello specchio lacustre hanno mostrato elevati valori di conducibilità e temperatura dell’acqua e valori bassi di ossigeno, tali da rendere inospitale l’area alla fauna ittica reofila tipica dei torrenti immissari. E’ più probabile che la fauna ittica dello specchio lacustre sia costituita da ciprinidi limnofili dei canali di bonifica.  I campionamenti ittici svolti nella Fossa Nuova, principale canale collettore dell’area, hanno mostrato la presenza delle seguenti specie: Anguilla Anguilla anguilla, Cavedano Leuciscus cephalus, Scardola Scardinius erythrophtalmus, Alborella Alburnus alburnus, Carpa Cyprinus carpio, Persico sole Lepomis gibbosus, Gobione Gobio gobio, Pseudorasbora Pseudorasbora parva, Rodeo amaro Rhodeus sericeus (Pascale & Chines, ined.). Nell’area allagata, inoltre, è presente un’abbondante popolazione di Procambarus clarkii, che rappresenta la più probabile fonte di cibo per gli uccelli ittiofagi presenti nell’area, in particolare per gli Ardeidi.

 Risultati e discussione.

L’insolito allagamento primaverile – estivo dell’area di studio, mai riscontrato dal 1985, quando sono iniziate nel “padule” regolari, anche se non sistematiche, osservazioni ornitologiche, ci ha spinto ad effettuare periodici sopralluoghi, nel corso dei quali è stata accertata la riproduzione di diverse coppie di Tuffetto Tachybaptus ruficollis, Germano reale Anas platyrhynchos, Gallinella d’acqua Gallinula chloropus e Folaga Fulica atra.

Il 6 luglio 2008 sono stati osservati per la prima volta almeno due Svassi maggiori, specie mai osservata in precedenza nel “padule di Bientina” (Tomei & Romè, 1979; Cenni, 1989; Dall’Antonia, 1999; Giunti et al., 2001). L’unica citazione della specie, senza precisi dati di cattura, risale al XVIII secolo, prima della bonifica, ed appare in un manoscritto pubblicato solo nel 1980, recentemente  analizzato nella parte ornitologica (Verducci, 2007).

Una  settimana dopo la prima segnalazione uno Svasso era in cova su un nido collocato al centro dello specchio d’acqua, completamente allo scoperto. Un mese dopo, il 15 agosto, un adulto di Svasso era in cova sullo stesso nido, mentre l’altro componente della coppia portava regolarmente materiale per il nido. Il successivo 20 agosto abbiamo osservato una coppia di Svassi maggiori accompagnata da due pulli, mentre la coppia osservata il 15 agosto era sempre impegnata nella cova. In data 26 agosto nello specchio d’acqua nuotavano 4 Svassi adulti, 1 giovane ormai indipendente e 3 pulli, mentre il nido occupato fra il 15 e 20 agosto risultava abbandonato. Il 6 settembre nell’area di studio abbiamo contato: 1 coppia di Svassi adulti seguita da 4 pulli, 2 adulti separati ma ciascuno accompagnato da 2 pulli, altri due adulti.

Nei mesi successivi gli Svassi sono sempre stati presenti nell’area di studio, con numeri piuttosto stabili, variabili fra i sette e i quindici individui. Il 21 febbraio 2009 le prime due coppie erano già impegnate nei rituali di corteggiamento. Il successivo 20 maggio nello specchio d’acqua si potevano contare 9 nidi di Svasso maggiore con adulto in cova, 1 nido in costruzione e 3 – 4 adulti accompagnati dai pulli che, talvolta, venivano trasportati sul dorso dal genitore.

Dalle indagini effettuate a partire dall’estate 2008 si può affermare con certezza che, per la prima volta da quando sono iniziate le osservazioni ornitologiche, lo Svasso maggiore ha nidificato nel “padule del Bientina”.  La piccola popolazione nidificante,  stimata per il primo anno in 3 – 4 coppie, ha avuto un consistente incremento nel corso dell’anno successivo, tanto che per il 2009 la consistenza minima della colonia si è attestata sulle 15 coppie.

Considerato che negli ultimi venti anni sono stati commissionati ed elaborati almeno tre progetti di parziale riallagamento del “padule” di Bientina, senza che nessuno di essi abbia poi visto una concreta realizzazione, gli autori hanno preso contatto con gli enti competenti, al fine di ottenere che la zona in questione, naturalmente sommersa dalle acque per gran parte dell’anno, non venga artificialmente prosciugata all’inizio della stagione primaverile.

 

Ringraziamenti

Desideriamo ringraziare Laura Bianchi per la revisione della parte geologica ed Enrico Maggi per l’elaborato cartografico.

 Bibliografia

 

BARTOLINI A., 2007 – La Riserva Naturale del padule di Fucecchio. Dieci anni di gestione (1996 – 2006). Quaderni del padule di Fucecchio n. 4. Centro di Ricerca, Documentazione e Promozione del padule di Fucecchio.

BORDONI A. & ROCCHI S., 2002 – Ricerche sulla Coletterofauna delle zone umide della Toscana. I. Padule di Bientina (Coleoptera) – Quad. Staz. Ecol. Civ. Mus. St. nat. Ferrara, 14: 7 – 98.

BRICHETTI P. & GRATTINI N., 2006 – Distribuzione e consistenza delle popolazioni di Svasso maggiore, Podiceps cristatus, nidificanti in Italia nel periodo 1979 – 2006 – Riv. Ital. Orn., 76: 107 – 114.

BRICHETTI P. & MASSA B., 1998 – Check – List degli uccelli italiani aggiornata a tutto il 1997 – Riv. Ital. Orn., 68: 129 – 152

CENNI M., 1989. Note sul popolamento di fauna vertebrata dei monti Pisani e dell’alveo dell’ex lago di Bientina. in: “Alla scoperta dei monti Pisani”: 101-134. Pacini Editore, Pisa.

DALL’ANTONIA  P., 1999. L’avifauna del territorio del comune di Capannori.  Studi Capannoresi 3: 149 – 165

FAGIOLI M. T. & AMBROSIO M., 2004 – Storia geologica in: AA.VV., 2004 – “Guida al padule di Bientina”: 17 – 26. comune di Bientina.

FARALLI, 1997 – Svasso maggiore Podiceps cristatus. in: Tellini Florenzano G., Arcamone E., Baccetti N., Meschini E. E Sposimo P. (eds), 1997 – Atlante degli uccelli nidificanti e svernanti in Toscana (1982 – 1992). Quad. Mus. Stor. Nat. Livorno – Monografie, 1.

GIOVACCHINI P., MANFREDA V. & MORONI C., 2001 – Primi casi di nidificazione per Podiceps cristatus (Linnaeus, 1758) e Bubulcus ibis (Linnaeus, 1758) in provincia di Grosseto (Aves, Podicipedidae, Ardeidae) – Atti del Museo di Storia naturale della Maremma, 19: 89 – 92.

GIUNTI M., COLLIGIANI L., TELLINI FLORENZANO G., CURSANO B., SPOSIMO P.. 2001. L’avifauna nidificante e migratrice. Quaderni del padule di Fucecchio, 1: 119 – 169.

LIPU, 1999. L’altra piana. Avifauna e ambienti naturali tra Firenze e Pistoia. Firenze.

QUAGLIERINI A., 2002 – Censimento dell’avifauna acquatica nidificante nella padule del lago di Massaciuccoli (Lucca – Pisa) – Picus, 28: 5 – 20.

TOMEI P.E. & ROME’ A., 1979. Indagine sulle zone umide della Toscana. IV. Considerazioni sulle specie ornitiche fino ad oggi note per il bacino del Bientina (Lucca – Pisa). Atti della Società Toscana di Scienze Naturali residente in Pisa, Memoria, Serie B, 86: 411 – 431.

VERDUCCI D., 2007. Francesco Pagnini: un ornitologo ante litteram nella Toscana granducale. U.D.I. XXXII (1 – 2): 5 – 8.

 

 

Pubblicato da: wwflucca | 19 Mag 2011

Gabbiani a Lucca

Grazie a Luciano Barsetti un reportage fotografico sui Gabbiani lucchesi.

Pubblicato da: wwflucca | 4 Mag 2011

LIETO EVENTO A PORCARI: NATE LE PRIME CICOGNE DEL 2011

le Cicogne di Porcari (foto Enrico Zarri)

LIETO EVENTO A PORCARI: NATE LE PRIME CICOGNE DEL 2011

Per il secondo anno consecutivo la cicogna ha nidificato con successo a Porcari. Lunedì Enrico Zarri, del Centro di Documentazione del padule di Fucecchio, ha visto sporgere il capo di due piccoli appena nati dal nido costruito sul traliccio di via Diaccio, mentre nei prossimi giorni, quando i pulcini saranno un pò più grandi, si potrà verificare con esattezza il loro numero. Dal ritorno dei genitori il WWF Lucca e il Centro di documentazione del padule di Fucecchio hanno sensibilizzato ENEL e comune di Porcari a prendere idonei provvedimenti per assicurare il successo della nidificazione. Prontamente gli operatori di ENEL hanno provveduto a mettere in sicurezza il nido, posizionando guaine isolanti sui conduttori, mentre la piattaforma artificiale (per allontanare il nido dai cavi) verrà eventualmente installata nei mesi autunnali. Per garantire la tranquillità dei genitori il comune di Porcari ha provveduto a rinnovare l’ordinanza con cui viene vietato di avvicinarsi al traliccio dove è collocato il nido. Gli attivisti del WWF e del Centro di documentazione del padule di Fucecchio hanno assicurato una discreta vigilanza al nido, per evitare che gli animali fossero disturbati durante questa delicata fase del loro ciclo vitale. Quella di Porcari si aggiunge alle coppie che da qualche anno nidificano in Toscana: a Fucecchio (dal 2005), a Cascina (dal 2007), a Bolgheri (dal 2008), a Monsummano Terme (dal 2009) ed altri tentativi finora non andati a buon fine nella piana pistoiese e fiorentina (2005 e 2006), nella piana pisana (2007), a Grecciano – Livorno (2009 e 2010) e a Foiano della Chiana – Arezzo (nel 2010). Si tratta in ogni caso di poche coppie, il numero delle quali speriamo possa essere incrementato nei prossimi anni dall’insediamento di altri individui provenienti dai centri di allevamento o dal ritorno di alcuni dei giovani nati a Fucecchio, a Cascina e a Porcari che, al raggiungimento della maturità sessuale (3 o 4 anni), potrebbero nidificare nelle zone di origine. Il ritorno di questi grandi uccelli è stato accolto con entusiasmo dai cittadini e dall’amministrazione di Porcari, e questo ci fa guardare al futuro con ottimismo.

WWF LUCCA – CENTRO DI DOCUMENTAZIONE DEL PADULE DI FUCECCHIO

Pubblicato da: wwflucca | 28 gennaio 2011

AVIFAUNA DEL FIUME SERCHIO

Avifauna della zona di protezione del fiume Serchio

Il WWF LUCCA presenta i dati raccolti finora sull’avifauna del fiume Serchio, nel tratto compreso fra Ripafratta e Borgo a Mozzano. Di seguito vengono riportati i periodici aggiornamenti.

Cicogna nera A1 (2007)

Barbagianni (SB)

Gavina A1 (2009)

Lanario A1 (2009)

Passero solitario Wirr (?) (2011)

Picchio muratore SB

Zafferano A1 (2012)

Picchio rosso minore SB

IL RITORNO DI UN FANTASMA: IL PICCHIO ROSSO MINORE NEL PARCO FLUVIALE DEL SERCHIO.

30 dicembre 2012. Passeggiata mattutina lungo l ‘argine sinistro del Serchio, da Nave al Tiro a Segno, per i rilievi dell’atlante nazionale degli uccelli svernanti 2011 – 2014. Obiettivi Picchio muratore e Picchio rosso minore. Prima sosta all’altezza della “Fattoria degli Albogatti” e primo obiettivo centrato: Picchio muratore vocifero in cima ai Pioppi bianchi. Si riparte lungo l’argine, nel fiume centinaia di Gabbiani comuni, Gallinelle d’acqua e qualche reale, in golena fringuelli, merli e storni. Qualche cormorano sorvola il fiume. Ultimi pioppi prima del Tiro a segno, intravedo due Picchi verdi che si inseguono, un Picchio rosso maggiore attraverso gli alberi, poi un folletto vola verso i pioppi al di là dell’argine. Punto il binocolo e fra l’intrico dei rami mi pare di intravedere il dorso barrato di bianco e di nero di un Picchio rosso minore, che avevo visto solo un’altra volta al Parco Nazionale d’Abruzzo. Non mi fido di questa fugace osservazione e col telefonino lancio il richiamo del Pi.ro.min. Mi passa sopra la testa il primo e va su un pioppo a visitare una cavità in cui forse costruirà il nido. Lo osservo per un pò, poi le braccia si stancano e metto giù per un momento il binocolo. Sento uno strano verso, cerco fra gli alberi: un infreddolito Parrocchetto dal collare, a fianco un altro, più in là un altro picchio rosso minore. Mi volano sulla testa, si posano in cima ad un pioppo, riconosco un maschio ed una femmina, sicuramente nidificheranno in zona. Poco prima avevo visto un albero secco con piccoli fori costruiti dal piccolo picchio. Finalmente il fantasma del Serchio si è palesato, non uno, ma una splendida coppia. Non so se il Picchio rosso minore c’è sempre stato o è tornato sul Serchio da poco. Di certo c’era negli anni ’30 del secolo scorso, quando il Caterini, celebre ornitologo pisano, scriveva “4 o 5 uccisi, a distanza di tempo, fra il 1912 e il 1939 dal dott. Alfredo Massagli di Lucca sul fiume Serchio. Uno di questi, un bel maschio, è conservato tuttora nella collezione del dott. Paolo Massagli a Lucca”. Quest’ultimo esemplare è forse quello che ho visto, tristemente impagliato, nella collezione ornitologica dell’ITC “Carrara” di Lucca, che ha ereditato la collezione del Dott. Massagli. Infine, prima di andare via, dall’inutile passerella ciclabile sul Serchio, sento il richiamo, e vedo, uno splendido Martin pescatore. Da oggi quella passerella è meno inutile.

Pubblicato da: wwflucca | 14 gennaio 2011

Fenomenale: le Gru volano sul cielo di Lucca

Gru Krro – Krro, “le Gru”, più che un avvistamento sembra un miracolo sospeso tra cielo e terra. «Eccole, vengono dal mare», gridano gli attivisti del WWF e gli ornitologi del Centro Ornitologico Toscano (COT). Sono Gru, quarantaquattro, che dopo aver fatto sentire il loro caratteristico verso, si sono materializzate nel cielo di Nozzano. Si muovono, cenerine, in formazione, eleganti e fiere. Sono appena partite, forse provenienti da S. Rossore, dove hanno trascorso la notte. Sono le 9.10 del 9 gennaio e le Gru, dopo aver risalito il corso del Serchio, deviano verso est, seguendo le pendici settentrionali delle estreme propaggini occidentali del monte Pisano, dirette verso il padule di Bientina, dove saranno nuovamente osservate nel corso della mattinata. Le hanno osservate i soci del WWF che, in collaborazione con il COT, domenica scorsa erano impegnati a contare gli uccelli acquatici svernanti lungo il fiume Serchio, nell’ambito dei censimenti che vengono svolti annualmente in tutta Europa a gennaio nell’ambito del International Waterbird Census (IWC). In provincia di Lucca, i censimenti si sono svolti lungo il Serchio, nelle zone umide di Bientina, Massa Macinaia, Sibolla, Massaciuccoli, Porta, lungo la costa da Torre del Lago al Cinquale, nonché nei bacini artificiali della Garfagnana e delle Apuane, in quest’ultimo caso in collaborazione con le Guardie Ambientali Volontarie del Parco. Nei prossimi giorni i censimenti, svolti anche grazie ad un contributo della Regione, proseguiranno nel resto del territorio regionale. I risultati preliminari, ancora in corso di elaborazione, mostrano per quest’anno nell’area lucchese il calo di alcune specie, come l’alzavola e la pavoncella, la stabilità di altre, con scarsi incrementi. La disponibilità di dati su un lungo periodo temporale e su scala geografica più ampia, permetterà di analizzare le cause degli andamenti osservati, al fine di comprendere se questo calo di presenze sia addebitabile a fattori locali e contingenti o a fattori di degrado ambientale ormai irreversibili, che minacciano l’integrità ambientale della nostra provincia Godiamoci, per ora, i risultati positivi, come la comparsa delle Gru, imponenti uccelli alti 120 cm e con un’apertura alare di oltre 2 metri, che stupirono anche il Boccaccio, che ne parlò nella nota novella di Chichibio, avendole sicuramente ammirate nelle zone umide ormai scomparse della piana fiorentina. L’anno passato, per la prima volta da tempo immemorabile, 8 Gru hanno trascorso l’inverno nel padule di Bientina, nell’area nord del padule, ove è in progetto la costruzione del 3° lotto della variante di Altopascio Anche quest’anno le Gru hanno cercato un posto tranquillo per alimentarsi nell’alveo dell’ex lago di Sesto, ma l’intensa attività venatoria che vi si svolgeva domenica scorsa ha spaventato gli animali che, dopo aver volteggiato ripetutamente sul padule, si sono dirette altrove. Nonostante in disturbo causato dall’attività venatoria, il padule di Bientina risulta una zona umida di importanza nazionale per lo svernamento della Pavoncella e del Beccaccino. Inoltre quest’anno sono state censite, fra le altre, 582 Alzavole, 212 Garzette, 35 Aironi bianchi maggiori, 132 Svassi maggiori e una rarissima Moretta tabaccata, mentre all’oasi WWF del Bottaccio è stato osservato il raro Tarabuso. Bisogna rimarcare che, nonostante il censimento nel padule di Bientina sia svolto di martedì, giorno definito “di silenzio venatorio”, in cui la caccia non è consentita, oltre il 90% degli animali osservati si trovava in territorio precluso alla caccia, a dimostrazione del pesante impatto che la caccia ha anche sulle specie di cui è vietato l’abbattimento.

Pubblicato da: wwflucca | 15 dicembre 2010

Nidificazione del Gabbiano reale a Lucca

Erio Bosi, Daniela Giorgi, Luciano Barsetti, Domenico Verducci
Monitoraggio della nidificazione del Gabbiano reale, Larus michahellis, nella città di Lucca negli anni 2009 – 2010

 

Status della specie nelle città della Toscana

            La prima segnalazione di una coppia di Gabbiano reale (Larus michahellis) nidificante in un centro urbano della Toscana  risale alla metà degli anni ottanta, nella città di Livorno. L’osservazione non venne confermata negli anni successivi, neppure durante le indagini svolte per la realizzazione dell’atlante ornitologico della città (Dinetti, 1994).
            Nel 1998 Roberto Mainardi ritrovò una coppia nidificante sui tetti dello stabilimento DOW Chemical (nella zona industriale del porto) e al Centro di Recupero Uccelli Marini ed Acquatici (C.R.U.M.A) della Lipu di Livorno, nel mese di maggio, pervennero alcune segnalazioni di nidiacei ritrovati nelle vie cittadine.

            Nel 2000 il Centro Ornitologico Toscano getta le basi per un progetto di monitoraggio della specie in ambito urbano, che si conclude con la stima di una popolazione nidificante nell’area urbana, dell’ordine di 50 coppie (Arcamone e Leone, 2001).

            Il successivo progetto “Monitoraggio della nidificazione del Gabbiano reale (Larus michahellis) nella città di Livorno” ha consentito di accertare che l’area urbana labronica ospita attualmente circa 200 coppie nidificanti (Franceschi, dati inediti) e sta assumendo dunque una crescente importanza. L’elevato livello d’ interazione che talvolta si stabilisce con la cittadinanza impone un’attenta analisi del fenomeno che possa permettere di gestire in maniera adeguata la convivenza tra uomini e gabbiani in ambiente urbano.
            Altre città in Toscana ospitano coppie di Gabbiano reale nidificanti: Pisa (1 coppia), Piombino (40 coppie), Follonica (1 coppia).

Il Gabbiano reale a Lucca

 

            La prima nidificazione di Gabbiano reale nel centro abitato di Lucca è stata accertata in data 20 maggio 2009 da uno degli autori (L. B.), che ha documentato l’evento con una serie di fotografie. La coppia ha costruito il nido su un tetto di un edificio del centro storico nei pressi di via Fillungo, producendo un pullus.

Nel corso del 2009 sono state accertate altre due riproduzioni, con la costruzione dei rispettivi nidi  sul tetto della chiesa di S. Micheletto e su un tetto di un edificio in piazza Bernardini. A seguito della diffusione della notizia da parte del WWF LUCCA (vedi all.1) si è discusso della questione in sede di commissione affari animali. A seguito di successivi accordi intercorsi con il Comune, il WWF ha offerto la propria gratuita disponibilità per monitorare le presenze del Gabbiano reale mediterraneo (Larus michahellis) all’interno del perimetro delle Mura Urbane.

            Questi dati preliminari sono stati raccolti con lavoro volontario e grazie alla disponibilità del comune, che ha offerto la possibilità di accesso gratuito alle Torri Guinigi e delle Ore, che sono state utilizzate come punti di osservazione.

            Erio Bosi e Daniela Giorgi, soci WWF, nonché ornitologi del Centro Ornitologico Toscano, hanno effettuato censimenti dalle Mura e dalle torri suddette per un totale di circa 20 ore di osservazione. Il monitoraggio si è concluso nel mese di giugno 2010 ed ha premesso di accertare quanto segue:

  • Osservati fino ad un massimo di circa 25 individui adulti  contemporaneamente;
  • Individuati sette differenti nidi, per un totale di 16 pulli (media 2,28 pulli/nido; n:7);
  • Individuati due nidi con la coppia ancora in cova;

            Sono stati individuati alcuni nidi ubicati sui tetti dei palazzi Bernardini (sito già utilizzato nel 2009) e Mazzarosa, sulla copertura della cattedrale di San Martino e su un tetto in piazza Antelminelli, sede del Bar Girovita.

            Durante il periodo post – riproduttivo le coppie e gli immaturi hanno continuato a frequentare le rispettive zone di nidificazione, ma si sono aggiunti altri individui, tanto che l’attuale numero di gabbiani presenti contemporaneamente può sfiorare le 100 unità.

            Durante lo studio si è notata una maggiore concentrazione nella parte sud est del centro storico, con voli da e verso lo scalo ferroviario, tanto da far pensare ad insediamenti anche in quella zona (ad esempio sul tetto dell’edificio sito all’inizio del viale San Concordio, ex sede ENEL).

            Siamo agli inizi di quella che appare come una colonizzazione dei tetti del centro storico da parte della specie, così come sta accadendo già in tutte le città costiere toscane; si propone la prosecuzione dello studio con modalità, scopi e risorse da concordare.

 

Pubblicato da: wwflucca | 13 dicembre 2010

“Ripopolamenti ittici e Anfibi”

 

Oggetto: “Ripopolamenti ittici e Anfibi”

 

Premessa

Nell’ambito della programmazione di interventi di “ripopolamento” di fauna ittica (Pesci), di volta in volta eseguiti dall’Amministrazione Provinciale nelle acque dolci interne, la scrivente Associazione ritiene di inserire alcune considerazioni relative all’erpetofauna ed in particolare per ciò che concerne le potenziali interazioni tra ittiofauna ed Anfibi.

Tali considerazioni derivano in particolare dalle conoscenze attuali sulla biologia degli Anfibi italiani e sulle problematiche di conservazione della batracofauna: le specie più vulnerabili alla predazione dei salmonidi (trota fario e trota iridea) sono quelle che vivono nei ruscelli e nei torrenti pedemontani (come, ad esempio, l’endemica Rana appenninica, Rana italica) e quelle che utilizzano i citati biotopi d’acqua dolce come siti riproduttivi elettivi (es: la Salamandra pezzata, Salamandra salamandra, e la Salamandrina dagli occhiali, Salamandrina perspicillata.

Si tratta di specie la cui distribuzione, a livello locale e/o nazionale, spesso e volentieri è limitata ad alcune aree, a volte molto ristrette e isolate tra loro, che nella stragrande maggioranza dei casi coincidono con fresche vallate pedemontane percorse da ruscelli (in alcuni casi a carattere stagionale).

La presenza dei salmonidi nei ruscelli e nei torrenti delle regioni del centro-Italia può essere considerata una diretta conseguenza  di una gestione faunistica  dei corsi d’acqua, anche minori, che nel passato era orientata a soddisfare le sole esigenze della “pesca sportiva”, senza considerare l’impatto sulla zoocenosi dulciacquicola, Anfibi in primis (cfr., ad esempio, per la Regione Toscana: Scoccianti, 2001; Vanni, 2002; Piazzini et al., 2005; VANNI & NISTRI, 2006).

Si fa inoltre presente che l’immissione di pesci molto comuni e ormai quasi cosmopoliti, rischia di provocare la scomparsa di importanti specie acquatiche ben più rare, peculiari e, soprattutto, fortemente caratterizzanti il territorio, tanto in chiave tradizionale quanto in prospettiva di un futuro sviluppo turistico della Provincia stessa.

Questo tipo di gestione ha portato in molti casi a classificare come “acque salmonicole” anche corsi d’acqua di modesta portata dove la trota (principale salmonide di interesse alieutico) non era mai stata storicamente presente e dove le condizioni ecologiche risultavano inadeguate a sostenerne il ciclo riproduttivo, senza peraltro valutare le conseguenze dirette sugli Anfibi eventualmente presenti nei siti oggetto di interventi di “ripopolamento” ittico.

Indicazioni minimali per i piani di ripopolamento dell’ittiofauna

Un’attenta pianificazione degli interventi di “ripopolamento” di fauna ittica a fini alieutici dovrebbe tener conto, nel rispetto delle vigenti normative e con particolare attenzione a quanto indicato nel documento “Linee guida per le immissioni faunistiche” dell’I.N.F.S. (AA.VV., 1997), rivisitato in chiave erpetologica dalla SHI (1998).

In particolare si propone di regolamentare nei Piani Ittici Provinciali, sulla scorta di quanto già indicato da Scoccianti (2001):

1) l’assoluto divieto di immissione di specie ittiche:

–          nei tratti iniziali/sorgentizi/montani dei corsi d’acqua storicamente (e attualmente) privi di ittiofauna, così da essere conservati come reali o potenziali siti di rilevanza locale e/o regionale per la riproduzione degli Anfibi;

–          nei tratti iniziali/sorgentizi/montani dei corsi d’acqua delimitati da barriere naturali (es: cascate) o artificiali (es: briglie; dighe) che non permettono la risalita ai pesci;

–          nei tratti dei corsi d’acqua che si trovano a monte dei punti soggetti ad essiccamento stagionale;

–          nei laghi e negli stagni dove non è presente fauna ittica.

2) una valutazione ecologico-faunistica (monitoraggio delle condizioni ecologiche generali del corso d’acqua rapportato alle esigenze autoecologiche delle singole specie ittiche e delle eventuali specie di Anfibi ivi presenti) preliminare all’eventuale immissione di specie ittiche:

–          nei tratti dei corsi d’acqua dove la presenza di ittiofauna è direttamente o indirettamente legata ai soli interventi di “ripopolamento” effettuati nel tempo;

–          nei tratti dei corsi d’acqua inclusi all’interno di aree protette e di zone speciali di conservazione;

–          nei laghi ove la situazione ecologica e faunistica è già compromessa (presenza di ittiofauna alloctona, assenza di specie di interesse erpetologico, ecc.);

3) un attento controllo sanitario degli stock di animali che saranno oggetto di operazioni di immissione, per evitare di trasferire eventuali organismi patogeni (protozoi, batteri, virus, funghi, ecc.) in natura.

Tale aspetto è da estendere anche alle operazioni di immissione di Crostacei autoctoni.

Dovrà essere previsto, inoltre, il divieto di:

–          immissione di ittiofauna nelle raccolte d’acqua di modeste dimensioni (inferiori a 30 metri di diametro), di qualsiasi tipo, forma, uso, finalità;

–          realizzare impianti di allevamento di ittiofauna in zone esondabili;

E’ opportuno ricordare, infine, che molti dei corsi d’acqua che sono stati o che saranno oggetto di interventi di “ripopolamento” ricadono all’interno di Siti di Interesse Comunitario (SIC) e Zone di Protezione Speciale (ZPS), aree nelle quali – ai sensi dell’art. 5 del D.P.R. n. 357/1997 (e s.m.i.) – i proponenti di interventi non direttamente connessi e necessari al mantenimento in uno stato di conservazione soddisfacente delle specie e degli habitat presenti nel sito, ma che possono avere incidenze significative sul sito stesso, singolarmente o congiuntamente ad altri interventi, devono presentare, ai fini della valutazione di incidenza, uno studio volto ad individuare e valutare, i principali effetti che detti interventi possono avere sul sito, tenuto conto degli obiettivi di conservazione del medesimo.

Tale valutazione è ancora più importante se si pensa che in alcune di queste aree sono presenti specie di Anfibi elencati negli allegati “B” e “D” del citato D.P.R. 357/97 e la cui segnalazione è servita per ottenere il riconoscimento a livello europeo di zona di speciale di conservazione per l’attuazione delle finalità della direttiva 92/43/CEE (cd. “Direttiva Habitat”). 

Risulta infine necessario e assolutamente prioritario, in assenza di studi sulla presenza degli Anfibi nell’alto corso di fiumi, torrenti e ruscelli (es: atlanti di distribuzione, ricerche su scala locale, check-list, ecc.) ove avverranno piani di ripopolamento ittico, avviare un monitoraggio della batracofauna dei corsi d’acqua montani e pedemontani (ed in modo particolare in prossimità delle sorgenti e nei tratti soggetti a fenomeni di magra e secca estiva).

Questi dati, integrati da una migliore conoscenza degli aspetti ecologici dei corsi d’acqua montani e dalle ulteriori informazioni ricavate da altri progetti specifici (es.: “Carta Ittica”), costituiranno la base conoscitiva per future pianificazioni alieutiche compatibili con la conservazione della batracofauna.

 

Pubblicato da: wwflucca | 4 febbraio 2015

Analisi del 2014

I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2014 per questo blog.

Ecco un estratto:

Un “cable car” di San Francisco contiene 60 passeggeri. Questo blog è stato visto circa 2.800 volte nel 2014. Se fosse un cable car, ci vorrebbero circa 47 viaggi per trasportare altrettante persone.

Clicca qui per vedere il rapporto completo.

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